Dario Barbera - Academia.edu (original) (raw)
Uploads
Papers by Dario Barbera
In my paper, I reconsider the syngramma of Moschio reported by Athenaeus (Moschio ap. Ath. 5, 206... more In my paper, I reconsider the syngramma of Moschio reported by Athenaeus (Moschio ap. Ath. 5, 206d-209e). This text contained a large description of the Syrakosia, the great ship of king Hiero II of Syracuse. In the first part of my paper, I shall review the main readings and interpretations of Moschion’s text. In the second part, I shall argue
that the syngramma of Moschio does not describe a real ship but the polis of Syracuse in an allegorical form. I shall discuss the historical context in which this allegorical representation was formulated, and I shall argue that it is Syracuse at the time of Hiero. In conclusion, I shall argue that this allegorical representation is an example of ‘thought city’, a way to imagine and represent the cityscape very different of our geometrical and cartographic representations.
Un toro cozzante col mare: così forse i Greci immaginavano il Monte Tauro; di certo, con questo n... more Un toro cozzante col mare: così forse i Greci immaginavano il Monte Tauro; di certo, con questo nome indicavano il promontorio taorminese. Il modo migliore per abbracciarlo in un solo sguardo è risalirne il dorso fino al punto più alto (Monte Veneretta, 884 m s.l.m.) oppure, più semplicemente, seguirne il profilo dalla baia di Naxos: si vedrà una ripida dorsale di calcari giurassici, che si apre a ventaglio sullo Ionio con un susseguirsi di cale buone all'approdo; al centro, una linea di creste rocciose ideali per la difesa (Teatro, Castello, Castelmola), dominante una serie di terrazzi posti a varie quote, una sorta di scala modellata dal mare nel corso degli ultimi 300.000 anni, come attestano i fossili marini e i resti della tipica fauna siciliana a mammiferi nani (ippopotami, elefanti e cervi). Sul più ampio di questi terrazzi si adagia Taormina (220-180 m s.l.m.).
Visual History, 2017
This paper is the first study specifically devoted to investigate the metaphor of the ship of Ch... more This paper is the first study specifically devoted to investigate the metaphor of the ship of Christianitas. We argue its derivation from the classical metaphor of the “Ship of the State”, and shed light onto its formulation by the political prophetism of the second half of XVth century and its close connection with the idea of Europe. Then we discuss the use of the metaphor made respectively by the Francophile propaganda and by the Habsburg one, in this latter case taking chiefly into account Sebastian Brant’s texts. With regard to his Narrenschiff, we propose an innovative interpretation of this work as a political allegory of Christianitas going adrift. A special attention is devoted to the context that issued this metaphor and to its connection to Florentine Neoplatonism; moreover, we discuss the role of Platonic naval metaphor within the process of governmentalization theorized by Foucault.
Bollettino d'arte, 2015
L’articolo costituisce la prima edizione di una pregevole testa marmorea conservata presso il Mus... more L’articolo costituisce la prima edizione di una pregevole testa marmorea conservata presso il Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Dopo una presentazione delle precedenti proposte e una descrizione più puntuale della scultura, il lavoro affronta la delicata questione della ricostruzione dell’attributo in metallo, oggi perduto, che in origine doveva cingere la testa. Segue l’analisi tecnico-formale dell’opera, con un inquadramento cronologico nell’ultimo quarto del III sec. a.C. Sulla base dei confronti con l’immagine monetale di Ierone II, viene quindi proposta un’interpretazione della testa come un possibile ritratto del sovrano. La riflessione sul significato storico-culturale dell’opera è alla base di una digressione metodologica sulla ritrattistica regale ellenistica e sulla strategia allusiva tra ritratti e immagini divine elaborata dall’arte ellenistica. I paragrafi finali del contributo sono dedicati alla Siracusa di Ierone II e all’inserimento dell’opera nel più ampio contesto di questa capitale ellenistica. L’articolo evidenzia i limiti metodologici e documentali che hanno caratterizzato i tentativi di ricostruire l’arte e l’immagine della Siracusa ieroniana. Il possibile ritratto di Ierone II, la prima opera d'arte saldamente riconducibile alla cultura artistica della Siracusa di III sec. a.C., permette di ripensare l’arte di questa città e di questo periodo.
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere e Filosofia, 2014
Considerazioni preliminari sui contesti della cosiddetta Cronaca di Lindo 1 Premessa L'obiettivo ... more Considerazioni preliminari sui contesti della cosiddetta Cronaca di Lindo 1 Premessa L'obiettivo di questo contributo è riflettere sulla storia dei contesti della cosiddetta Cronaca di Lindo. Come è noto, questa stele fu rinvenuta alla metà del mese di marzo del 1904 nell'areale di H. Stephanos, reimpiegata nella pavimentazione d'una chiesa bizantina alle falde sud-occidentali dell'Acropoli. La stessa Cronaca registra poi il luogo previsto per la sua esposizione: ἐν] τῶι ἰερῶι τᾶς Ἀθάνας τᾶς Λινδίας (A 10) 1 ; la prescrizione credo sia da intendere nel senso dell'intero plateau dell'Acropoli, limite secondo Lippolis del santuario ellenistico 2 . Tuttavia, le sue ripide pareti rocciose non rendono possibile alcuna connessione rapida o diretta con l'areale di H. Stephanos: per trasportare un grande blocco di pietra come quello della Cronaca, senza arrischiarne l'integrità, era quindi necessario farle compiere il periplo dell'intero lato occidentale dell'Acropoli. Quali ragioni storiche si celano dietro un reimpiego in apparenza così impegnativo?
Quaderni di Archeologia, 2014
Quaderni di Archeologia, 2012
Quaderni di Archeologia, 2011
Conference Presentations by Dario Barbera
Fig. 5 -Per una carta archeologica di Taormina. In rosso: areale indiziato per il culto demetrico... more Fig. 5 -Per una carta archeologica di Taormina. In rosso: areale indiziato per il culto demetrico. In blu: areale della necropoli medio-tardo imperiale. Piana e Scari di sua marina (particolare). In AST, Carte top. seg. 28.D.(V) rosso. Inizio XVIII sec.
Thesis Chapters by Dario Barbera
Books by Dario Barbera
Processo al Classico. L'epurazione dell'archeologia fascista, 2022
Sono pochi i lavori di storia dell’archeologia italiana che si avventurano oltre i rassicuranti s... more Sono pochi i lavori di storia dell’archeologia italiana che si avventurano oltre i rassicuranti steccati della disciplina, e ancor più rari i tentativi di impostare una storia della concezione e del ruolo dell’archeologia nella società italiana. Cercando di uscire fuori dal recinto accademico, questo libro prova a inoltrarsi nel drammatico quinquennio 1943-1948, per ricavarne una nuova lettura dell’archeologia fascista e del suo superamento all’interno del processo di transizione dal regime alla Repubblica. Un passaggio qui presentato come un contrastato laboratorio di ricostruzione identitaria dell’Italia e degli italiani a partire dal loro primato classico.
Filo conduttore del racconto sono i processi epurativi dei protagonisti dell’archeologia fascista, ma tra le carte processuali, a rendere la grana del contesto, si mescolano fatti, idee e interpretazioni del dopoguerra italiano. Una fase cruciale per il Paese e la sua archeologia, in cui affondano le proprie radici le diverse politiche del Classico che caratterizzeranno l’Italia repubblicana. Una dimensione ideologica e conflittuale della tradizione che oggi sembra essere tramontata, per l’affermazione sempre più prepotente della tecnocrazia nello studio dell’antico. Anche su ciò il libro s’interroga.
Edizione del carteggio tra Federico De Roberto e Corrado Ricci.
In my paper, I reconsider the syngramma of Moschio reported by Athenaeus (Moschio ap. Ath. 5, 206... more In my paper, I reconsider the syngramma of Moschio reported by Athenaeus (Moschio ap. Ath. 5, 206d-209e). This text contained a large description of the Syrakosia, the great ship of king Hiero II of Syracuse. In the first part of my paper, I shall review the main readings and interpretations of Moschion’s text. In the second part, I shall argue
that the syngramma of Moschio does not describe a real ship but the polis of Syracuse in an allegorical form. I shall discuss the historical context in which this allegorical representation was formulated, and I shall argue that it is Syracuse at the time of Hiero. In conclusion, I shall argue that this allegorical representation is an example of ‘thought city’, a way to imagine and represent the cityscape very different of our geometrical and cartographic representations.
Un toro cozzante col mare: così forse i Greci immaginavano il Monte Tauro; di certo, con questo n... more Un toro cozzante col mare: così forse i Greci immaginavano il Monte Tauro; di certo, con questo nome indicavano il promontorio taorminese. Il modo migliore per abbracciarlo in un solo sguardo è risalirne il dorso fino al punto più alto (Monte Veneretta, 884 m s.l.m.) oppure, più semplicemente, seguirne il profilo dalla baia di Naxos: si vedrà una ripida dorsale di calcari giurassici, che si apre a ventaglio sullo Ionio con un susseguirsi di cale buone all'approdo; al centro, una linea di creste rocciose ideali per la difesa (Teatro, Castello, Castelmola), dominante una serie di terrazzi posti a varie quote, una sorta di scala modellata dal mare nel corso degli ultimi 300.000 anni, come attestano i fossili marini e i resti della tipica fauna siciliana a mammiferi nani (ippopotami, elefanti e cervi). Sul più ampio di questi terrazzi si adagia Taormina (220-180 m s.l.m.).
Visual History, 2017
This paper is the first study specifically devoted to investigate the metaphor of the ship of Ch... more This paper is the first study specifically devoted to investigate the metaphor of the ship of Christianitas. We argue its derivation from the classical metaphor of the “Ship of the State”, and shed light onto its formulation by the political prophetism of the second half of XVth century and its close connection with the idea of Europe. Then we discuss the use of the metaphor made respectively by the Francophile propaganda and by the Habsburg one, in this latter case taking chiefly into account Sebastian Brant’s texts. With regard to his Narrenschiff, we propose an innovative interpretation of this work as a political allegory of Christianitas going adrift. A special attention is devoted to the context that issued this metaphor and to its connection to Florentine Neoplatonism; moreover, we discuss the role of Platonic naval metaphor within the process of governmentalization theorized by Foucault.
Bollettino d'arte, 2015
L’articolo costituisce la prima edizione di una pregevole testa marmorea conservata presso il Mus... more L’articolo costituisce la prima edizione di una pregevole testa marmorea conservata presso il Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Dopo una presentazione delle precedenti proposte e una descrizione più puntuale della scultura, il lavoro affronta la delicata questione della ricostruzione dell’attributo in metallo, oggi perduto, che in origine doveva cingere la testa. Segue l’analisi tecnico-formale dell’opera, con un inquadramento cronologico nell’ultimo quarto del III sec. a.C. Sulla base dei confronti con l’immagine monetale di Ierone II, viene quindi proposta un’interpretazione della testa come un possibile ritratto del sovrano. La riflessione sul significato storico-culturale dell’opera è alla base di una digressione metodologica sulla ritrattistica regale ellenistica e sulla strategia allusiva tra ritratti e immagini divine elaborata dall’arte ellenistica. I paragrafi finali del contributo sono dedicati alla Siracusa di Ierone II e all’inserimento dell’opera nel più ampio contesto di questa capitale ellenistica. L’articolo evidenzia i limiti metodologici e documentali che hanno caratterizzato i tentativi di ricostruire l’arte e l’immagine della Siracusa ieroniana. Il possibile ritratto di Ierone II, la prima opera d'arte saldamente riconducibile alla cultura artistica della Siracusa di III sec. a.C., permette di ripensare l’arte di questa città e di questo periodo.
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere e Filosofia, 2014
Considerazioni preliminari sui contesti della cosiddetta Cronaca di Lindo 1 Premessa L'obiettivo ... more Considerazioni preliminari sui contesti della cosiddetta Cronaca di Lindo 1 Premessa L'obiettivo di questo contributo è riflettere sulla storia dei contesti della cosiddetta Cronaca di Lindo. Come è noto, questa stele fu rinvenuta alla metà del mese di marzo del 1904 nell'areale di H. Stephanos, reimpiegata nella pavimentazione d'una chiesa bizantina alle falde sud-occidentali dell'Acropoli. La stessa Cronaca registra poi il luogo previsto per la sua esposizione: ἐν] τῶι ἰερῶι τᾶς Ἀθάνας τᾶς Λινδίας (A 10) 1 ; la prescrizione credo sia da intendere nel senso dell'intero plateau dell'Acropoli, limite secondo Lippolis del santuario ellenistico 2 . Tuttavia, le sue ripide pareti rocciose non rendono possibile alcuna connessione rapida o diretta con l'areale di H. Stephanos: per trasportare un grande blocco di pietra come quello della Cronaca, senza arrischiarne l'integrità, era quindi necessario farle compiere il periplo dell'intero lato occidentale dell'Acropoli. Quali ragioni storiche si celano dietro un reimpiego in apparenza così impegnativo?
Quaderni di Archeologia, 2014
Quaderni di Archeologia, 2012
Quaderni di Archeologia, 2011
Fig. 5 -Per una carta archeologica di Taormina. In rosso: areale indiziato per il culto demetrico... more Fig. 5 -Per una carta archeologica di Taormina. In rosso: areale indiziato per il culto demetrico. In blu: areale della necropoli medio-tardo imperiale. Piana e Scari di sua marina (particolare). In AST, Carte top. seg. 28.D.(V) rosso. Inizio XVIII sec.
Processo al Classico. L'epurazione dell'archeologia fascista, 2022
Sono pochi i lavori di storia dell’archeologia italiana che si avventurano oltre i rassicuranti s... more Sono pochi i lavori di storia dell’archeologia italiana che si avventurano oltre i rassicuranti steccati della disciplina, e ancor più rari i tentativi di impostare una storia della concezione e del ruolo dell’archeologia nella società italiana. Cercando di uscire fuori dal recinto accademico, questo libro prova a inoltrarsi nel drammatico quinquennio 1943-1948, per ricavarne una nuova lettura dell’archeologia fascista e del suo superamento all’interno del processo di transizione dal regime alla Repubblica. Un passaggio qui presentato come un contrastato laboratorio di ricostruzione identitaria dell’Italia e degli italiani a partire dal loro primato classico.
Filo conduttore del racconto sono i processi epurativi dei protagonisti dell’archeologia fascista, ma tra le carte processuali, a rendere la grana del contesto, si mescolano fatti, idee e interpretazioni del dopoguerra italiano. Una fase cruciale per il Paese e la sua archeologia, in cui affondano le proprie radici le diverse politiche del Classico che caratterizzeranno l’Italia repubblicana. Una dimensione ideologica e conflittuale della tradizione che oggi sembra essere tramontata, per l’affermazione sempre più prepotente della tecnocrazia nello studio dell’antico. Anche su ciò il libro s’interroga.
Edizione del carteggio tra Federico De Roberto e Corrado Ricci.