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La spedizione ateniese in Sicilia — anche seconda spedizione ateniese in Sicilia o grande spedizione ateniese in Sicilia per distinguerla da quella del 427 a.C. — avvenne tra la primavera e l'estate del 415 e quella del 413 a.C. Dopo le prime vittorie ateniesi, che misero in seria difficoltà l'esercito siracusano, le sorti della guerra furono capovolte grazie ai rinforzi spartani sotto il comando di Gilippo. La sconfitta della grande armata di Atene causò la prigionia dei soldati nelle latomie siracusane, costretti a vivere tra stenti e sofferenze sino alla morte; pochi furono i superstiti che riuscirono a ritornare in patria. Il fallimento della spedizione segnò l'avvio del definitivo declino militare e politico di Atene, seguito dal colpo di Stato aristocratico del 411 a.C. e dalla definitiva sconfitta nella guerra del Peloponneso (404 a.C.).

Tucidide, storico ateniese, dedica due libri della sua opera Guerra del Peloponneso proprio alla spedizione ateniese, per sottolineare la grandezza e l'eccezionalità dell'evento. Egli diede così inizio a «un nuovo lavoro, un lavoro sulla Sicilia» che divenne lo sfondo della guerra del Peloponneso (431-404 a.C.). Le Vite parallele di Plutarco (in particolare la Vita di Nicia) e la Bibliotheca historica di Diodoro Siculo costituiscono altre importanti fonti sulla grande spedizione in Sicilia.

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I processi per stregoneria in Italia si verificarono contestualmente alla cosiddetta caccia alle streghe (1450-1750), il momento cioè in cui, tra l'Europa e le colonie britanniche d'America, furono processate per stregoneria circa 100000 persone e ne furono condannate a morte circa la metà. Lo studio della parentesi italiana di questi processi è, per taluni versi, più complesso rispetto a quello dei processi celebrati in altri paesi europei. In Italia come altrove, il processo per stregoneria poteva essere gestito non solo dalle autorità religiose, ma anche dai locali poteri temporali cosa che, in una regione geografica allora divisa tra numerose compagini statali, detti "Antichi stati italiani", ha portato alla stratificazione di materiale processuale variegato, in svariate sedi e solo parzialmente e malamente pervenuto alla storiografia moderna.

Le stime dell'intensità dei processi e il numero delle esecuzioni da essi comminate sono pertanto, per i predetti motivi, estremamente volatili; in Italia la situazione è ancora più amplificata, variando da centinaia a migliaia di vittime. Uno dei pochi dati certi, apparentemente paradossale, è che l'Inquisizione romana, potentissima nell'Italia dell'Ancien Régime, condannò al rogo per stregoneria entro le mura della città di Roma solo 4 persone. Stando alle stime, i processi nella penisola dovrebbero essere stati circa 5000 e le vittime, applicando le modalità di calcolo proposte da Brian P. Levack, almeno un paio di migliaia, di cui però solo 36 apparentemente imputabili al Vaticano.

L'Italia settentrionale sperimentò una prima ondata di processi alle streghe con largo anticipo rispetto alla maggior parte dell'Europa. Il fenomeno raggiunse il suo apice durante il Rinascimento: dopo alcuni casi sporadici negli anni 1370 e uno di grande rilevanza avvenuto nello Stato di Milano nel 1384-1390, infatti, nel corso del XV secolo si verificarono nella penisola numerose cacce alle streghe. Processi di massa per stregoneria con numerose esecuzioni furono celebrati in Valtellina (1460, 1483 e 1485), a Cuneo (1477) e Pavia (1479), nel Canavese (1472 e 1475-1476) e a Peveragno (1485 e 1489) e Carignano (1493-1494). Il successivo periodo di caos socio-politico per la penisola durante le celebri guerre d'Italia del XVI secolo aggravò ulteriormente la situazione. Dopo il 1530, quando l'Italia era ormai saldamente sotto il dominio degli Asburgo di Spagna, le esecuzioni per stregoneria diminuirono e, per diversi decenni, punizioni minori della pena di morte divennero comuni nei processi alle streghe. Gli Stati italiani sperimentarono una seconda ondata di esecuzioni per stregoneria durante la Controriforma che raggiunsero il culmine tra il 1580 e il 1660 circa, diminuendo poi sino a scomparire nella prima metà del XVIII secolo con gli ultimi roghi accertati tra 1720 e 1730.

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Raffaello Kobayashi, nato Raffaele Sanzio (Bari, 14 gennaio 1917Yokohama, 1º aprile 2011), è stato un militare italiano naturalizzato giapponese.

Sommergibilista durante la Seconda guerra mondiale, prestò servizio per tutte e tre le principali Potenze dell'Asse: Regno d'Italia, Germania nazista e Impero giapponese. Alla fine della guerra si nascose in Giappone per evitare di subire l'internamento in un campo di prigionia, divenendo poi cittadino nipponico e cambiando il proprio nome.

Prese parte all'affondamento della HMS Calypso nel 1940, primo successo italiano in campo navale nel corso del conflitto mondiale. Con l'abbattimento di un bombardiere statunitense il 22 agosto 1945, otto giorni dopo il discorso di resa del Giappone alle potenze alleate della seconda guerra mondiale, a bordo del Comandante Cappellini, sarebbe stata l'ultima persona in assoluto a mettere fuori combattimento un velivolo degli Alleati nella stessa guerra.

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“I paurosi muoiono mille volte prima della loro morte, ma l'uomo di coraggio non assapora la morte che una volta.„
William Shakespeare, Giulio Cesare

Clusane

È una località che fa parte del comune di Iseo, in Lombardia. Fino al 1927 è stato un comune indipendente. Fin dall'Alto Medioevo, Clusane ospitava un "castrum", che nel XI secolo era già sotto il controllo dei conti di Mozzo o Mozzi, una famiglia di origine franca. Sempre in quel periodo, due monaci della comunità cluniacense furono inviati a Clusane, dove fondarono un priorato. I monaci si occuparono della bonifica dei terreni e della costruzione di strutture agricole. Nel Monastero cluniacense, che oggi corrisponde all'attuale Castello Carmagnola, si sviluppò il nucleo originario del centro storico. Tra i luoghi significativi di Clusane c'è anche la Chiesa Vecchia, un edificio sconsacrato che oggi è stato trasformato in un piccolo teatro.