Madre (original) (raw)

Il riposo, opera di William-Adolphe Bouguereau, 1879

La madre di un piccolo orango

La madre è una femmina genitrice di prole.[1][2] Sebbene riferito innanzitutto al genere umano, come significato traslato il termine può indicare il genitore femminile di qualunque specie animale.

In forma vocativa, oppure colloquiale e affettuosa, si utilizza il termine "mamma".

La festa della mamma viene festeggiata la seconda domenica di maggio.[3]

Il termine italiano "madre" deriva dall'accusativo latino matrem, che trova corrispondenze nelle lingue antiche, come nel greco antico (μήτηρ), nel sanscrito matṛ (मातृ ), nel persiano mâd, nell'antico slavo mati e nelle lingue moderne, come in inglese mother, in tedesco Mutter, in francese mère e nel portoghese mãe. Secondo alcuni il termine presenta la ricorrente lettera "m" per la facilità di articolazione della stessa, che si adotta perfettamente all'apprendimento del linguaggio nei bambini. Secondo altre ipotesi il termine deriva dalla radice sanscrita _ma_- "misurare", "ordinare" da cui il concetto del lavoro materno (matṛ in sanscrito dal significato di "ordinatrice"), che mette in evidenza la funzione formatrice della madre (da qui derivano anche i termini mano, metro, mese, morale, ecc.).[4]

Nell'essere umano la figura della madre è sempre stata di fondamentale importanza, perché, oltre a presiedere all'accudimento primario e fisico (come nell'animale), ne influenza fondamentalmente anche l'aspetto educativo e psicologico.

Il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud ha fondato una scuola di pensiero e terapia su questo aspetto della relazione madre-figlio e sulle conseguenze patologiche che ne possono derivare. Anche la psicoanalista svizzera Alice Miller analizzava questo rapporto in molti dei suoi scritti.[5] Tuttavia si deve a John Bowlby lo studio più importante sul sistema di attaccamento tra madre (o caregiver) e figlio, nonché alla strutturazione delle relazioni future del bambino sulla base dei Modelli Operativi Interni (MOI) maturati durante le fasi dell'attaccamento. Il rapporto diadico madre-figlio è stato scoperto e studiato attraverso esperimenti sui primati dai coniugi Harlow, e ciò ha permesso di derivare la teoria secondo cui in molte specie esiste un sistema di attaccamento volto al mantenimento del genitore nelle vicinanze, al fine di ottenere protezione e cura, necessità che hanno la priorità sul solo nutrimento.

La madre:

  1. è indispensabile affinché si formi l’Io del bambino e affinché quest’Io possa crescere sano e forte;[6]
  2. dà al bambino la possibilità di instaurare una relazione con il mondo. Ciò permette al neonato di acquisire le prime esperienze culturali e sociali. Per Melanie Klein
    ‹‹In tutti i miei lavori ho sottolineato l’importanza della prima relazione oggettuale del bambino - il rapporto con il seno materno e con la madre - e sono giunta alla conclusione che se questo oggetto primario, il quale viene introiettato, mette nell’Io radici abbastanza salde, viene posta una base solida per uno sviluppo soddisfacente››;[7]
  3. è la fonte della sua sicurezza interiore;[8]
  4. soddisfa i bisogni primari del bambino sia per quanto riguarda gli aspetti biologici sia soprattutto per quanto riguarda i suoi bisogni psicologici che Levy – citato da De Negri – chiama “fame primaria d’amore”.[9]

Il cattivo o il buon rapporto con la madre nasce dalle qualità presenti nel neonato e nella madre stessa, ma anche dall'aiuto e dal sostegno che questi possono avere da parte del padre del bambino e dalle due reti familiari (materna e paterna). Da questo rapporto felice o infelice possono nascere incontri e scontri, accordi e disaccordi emotivi, gratificazioni e frustrazioni per l'uno o per l'altra.[10] Per la Klein: "[...] è inevitabile che delusioni ed esperienze piacevoli si presentino insieme e rafforzino il conflitto innato tra amore e odio, e cioè tra gli istinti di vita e di morte; ciò porta il bambino a sentire che esiste un seno buono e uno cattivo".[11]

Per il bambino, una madre è buona quando:

Una madre bambina[16][17][18][19][20] è una ragazza in età fertile, ma non ancora adulta, che si trova a dover sostenere una gravidanza e la successiva cura del figlio.

Le madri bambine si trovano principalmente in:

In Europa e Nord America le gravidanze sotto i 15 anni sono rare, ma non assenti. Negli Stati Uniti e in alcuni paesi dell’Europa orientale, esistono ancora casi legati a abusi sessuali, disagio sociale o assenza di sostegno familiare.

L'allomaternità o cura allomaterna (o non materna) è la cura di un bambino eseguita da qualsiasi membro del gruppo diverso dalla madre. La cura alloparentale è fornita da membri del gruppo diversi dal padre genetico o dalla madre e quindi si distingue dalla cura parentale. Entrambi sono fenomeni diffusi tra insetti sociali, uccelli e mammiferi (compresi gli umani).

L'allomaternità comprende un'ampia varietà di comportamenti, tra cui: portare in grembo, provvedere alle necessità, prendersi cura di sé, toccare, allattare e proteggere i neonati da predatori o conspecifici. A seconda della composizione per età e sesso dei gruppi, gli allogenitori, aiutanti o "addestratori" possono essere maschi non riproduttivi in sistemi poliandrici, femmine adulte riproduttive o non riproduttive, giovani o adulti, o fratelli o sorelle maggiori che aiutano a crescere i fratelli più piccoli.

Il numero di allomadri coinvolte nella cura allomaterna di un singolo cucciolo varia a seconda della specie. Nei Semnopithecus entellus, i cuccioli ricevono cure allomaterne dalla maggior parte delle femmine del gruppo, mentre nei Trachypithecus pileatus, una femmina adulta in genere funge da allomaterna primaria per un cucciolo[21].

Molti studi hanno dimostrato che l'allevamento cooperativo e l'allomaternità forniscono benefici significativi per lo sviluppo, l'apprendimento e la socializzazione della prole[22][23][24].

Le cure di allomaternità potrebbero tuttavia non essere sempre benefiche. In alcuni casi le femmine tengono un neonato lontano dalla madre fino alla sua morte (un fenomeno chiamato aunting-to-death), il che può essere spiegato come incompetenza o come competizione a favore della prole delle "zie" (le femmine non parenti del cucciolo). In altri casi, i neonati possono essere rapiti e subire ferite potenzialmente letali da un presunto genitore alloparente[25].

  1. madre - Sapere.it, su sapere.it.
  2. Madre: definizioni, etimologia e citazioni nel Vocabolario Treccani, su treccani.it.
  3. La Festa della mamma: storia e significato. Ma anche perché la data cambia ogni anno, su repubblica.it, 12 maggio 2024. URL consultato il 28 luglio 2024.
  4. Dizionario etimologico ("madre"), su etimo.it. URL consultato il 29 dicembre 2015.
  5. Cfr. Nancy Chodorow, La funzione materna. Psicanalisi e sociologia del ruolo materno, La Tartaruga Edizioni, Milano, 1991.
  6. Cfr. Nancy Chodorow, cit.
  7. Klein M., Invidia e gratitudine, Firenze, G. Matinelli, 1969, p. 13.
  8. Osterrieth P. A., Introduzione alla psicologia del bambino, Firenze, Giunti e Barbera, 1965.
  9. De Negri M. et al., Neuropsichiatria infantile, Genova, Fratelli Bozzi, 1970.
  10. De Negri M. et al., Neuropsichiatria infantile, Genova, Fratelli Bozzi editore, 1970.
  11. Klein M., Invidia e gratitudine, Firenze, G. Martinelli Editore, 1969, p. 15.
  12. Winnicott D. W., I bambini e le loro madri, Milano, Cortina Raffaello, 1987.
  13. Sullivan H.S., Teoria interpersonale della psichiatria, Feltrinelli Editore, 1962, p. 58.
  14. Winnicott D.W., Il bambino e la famiglia, Firenze, Giunti e Barbera, 1973, p. 143.
  15. Bowlby J, Costruzione e rottura dei legami affettivi, Milano, Raffaello Cortina Editore, 1982.
  16. (EN) Adolescent pregnancy, su www.who.int. URL consultato il 2 novembre 2025.
  17. Child marriage, su unfpa.org.
  18. (EN) Adolescent pregnancy | United Nations Population Fund, su www.unfpa.org. URL consultato il 2 novembre 2025.
  19. (EN) Early childbearing and teenage pregnancy rates by country, su UNICEF DATA. URL consultato il 2 novembre 2025.
  20. (EN) Fast Facts: 30 years of uneven progress for adolescent girls | UNICEF USA, su www.unicefusa.org, 7 marzo 2025. URL consultato il 2 novembre 2025.
  21. Stanford, C. (1992). Costi e benefici dell'allomothering nei langur selvatici (Presbytis pileata). Ecologia comportamentale e sociobiologia, 30(1), 29-34
  22. Hrdy (1999). Mother Nature: A History of Mothers, Infants, and Natural Selection, 1st edition. Pantheon: New York.
  23. Adrian V. Jaeggi, Judith M. Burkart e Carel P. Van Schaik, On the psychology of cooperation in humans and other primates: combining the natural history and experimental evidence of prosociality, in Philosophical Transactions of the Royal Society of London. Series B, Biological Sciences, vol. 365, n. 1553, 12 settembre 2010, pp. 2723–2735, DOI:10.1098/rstb.2010.0118. URL consultato il 2 novembre 2025.
  24. (EN) J. M. Burkart, S. B. Hrdy e C. P. Van Schaik, Cooperative breeding and human cognitive evolution, in Evolutionary Anthropology: Issues, News, and Reviews, vol. 18, n. 5, 2009, pp. 175–186, DOI:10.1002/evan.20222. URL consultato il 2 novembre 2025.
  25. Sarah Hrdy, 1976, La cura e lo sfruttamento dei cuccioli di primati non umani da parte di conspecifici diversi dalla madre in Advances in the Study of Behavior 6:101-158
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