Accolito (original) (raw)

L'accòlito (ripreso dal greco ἁκόλουθος, pronuncia: akòlutos, derivato da akóloythos, ossia compagno di viaggio, derivato di kéleythos sentiero,[1] reso in latino tardo acòlythus, corrispondente nel significato al latino sequens o comes: seguace, attendente) è un ministro di culto in aiuto del diacono e a servizio del sacerdote all'altare e nelle processioni e in altri atti di culto in alcune Chiese cristiane: nella Chiesa cattolica, nelle Chiese della Comunione anglicana, nelle Chiese luterane, in alcune Chiese metodiste e nelle Chiese armene[2]. Il termine indica propriamente colui che ha ricevuto l'accolitato e anche i ministranti, che svolgono alcune delle funzioni dell'accolito istituito od ordinato. Si distingue quindi l'accolito istituito od ordinato dall'accolito facente funzioni. Quest'ultimo non ha tutte le facoltà dell'accolito istituito od ordinato. In alcune Chiese ortodosse il termine accolito indica i ministranti.

Nella Chiesa cattolica la disciplina concernente l'accolitato varia secondo le tradizioni delle diverse Chiese particolari.

Nella Chiesa latina, prima della riforma attuata da Paolo VI nel 1972, l'accolitato era il quarto e ultimo degli ordini minori, che venivano conferiti a un chierico. Infatti fino al 1972 si diventava chierici con il sacro rito della tonsura[3], amministrato prima del conferimento di qualsiasi degli ordini minori o maggiori, a differenza della situazione nei primi secoli cristiani, quando erano considerati chierici tutti quelli che eseguivano funzioni, anche non liturgiche, a servizio della Chiesa[4].

Dal 1º gennaio 1973, data dell'entrata in vigore della Lettera Apostolica in forma di motu proprio Ministeria quaedam del 15 agosto 1972, l'accolitato non è più considerato un ordine minore ma un ministero laicale[5] e, dato che ora si diventa chierici non con il rito della tonsura ma con l'ordinazione diaconale (ordinazione che segue il conferimento dell'accolitato), l'accolito non è membro del clero[6].

È compito dell'accolito curare il servizio dell'altare, aiutare il diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche, specialmente nella celebrazione della Santa Messa; inoltre, distribuire, come ministro straordinario, la Santa Comunione in mancanza di ministri ordinari o quando essi siano impediti o in numero insufficiente[7].

Chi è destinato al diaconato e al presbiterato deve anteriormente ricevere ed esercitare per un periodo appropriato il ministero dell'accolitato[8]. Questo ministero può essere affidato anche a chi non è candidato al sacramento dell'Ordine[9] e possiede l'età minima e gli altri requisiti determinati dall'ordinario del luogo[10] e abbia avuto una specifica formazione[11].

La candidatura all'accolitato è ammessa dal proprio ordinario (vescovo diocesano o per gli istituti clericali di perfezione dal superiore religioso competente: superiore maggiore o provinciale). Il conferimento del ministero viene essere effettuato dallo stesso ordinario o da un altro mediante il rito liturgico approvato dalla Santa Sede[12].

Con la Lettera Apostolica in forma di motu proprio Spiritus Domini del 10 gennaio 2021 nella Chiesa latina al ministero dell'accolitato possono accedere indistintamente uomini e donne[13][14].

Fuori di Roma, in particolare nella diocesi di Milano, in Francia e Spagna, l'accolitato per molto tempo non fu considerato un ordine minore[2].

Probabilmente, nella storia della Chiesa, la figura dell'accolito apparve per la prima volta nell'oscuro brano riguardante la vita di papa Vittore I (189-199), erroneamente attribuito da Lucio Ferraris (I, 101) a papa Pio I (140-155), che menzionava dei sequentes, forse con i compiti degli accoliti[15]. In ogni caso, il primo documento autentico ed esistente in cui si fa menzione degli accoliti è una lettera, scritta nel 251, da papa Cornelio a Fabio, vescovo di Antiochia, in cui il papa elencava precisamente i gradi del clero romano[16]. In quel periodo, a Roma, divisi secondo le 7 regioni dell'Urbe, c'erano 46 sacerdoti, 7 diaconi, 7 suddiaconi, 42 accoliti e 52 tra esorcisti, lettori e ostiari[2]. Papa Caio o Gaio (283-296) cita gli accoliti nell'elenco degli ordini ecclesiastici[2][17]. È degno di nota che 250 anni più tardi il Constitutum Silvestri, un documento databile intorno al 501, informa che a Roma durante il pontificato di Silvestro I (314-335) vi erano 45 accoliti[18][19]. Papa Fabiano (236-250), il predecessore di Cornelio, aveva diviso Roma in sette distretti o regioni ecclesiastiche, mettendo un diacono a capo di ognuna. A questa divisione amministrativa, presto seguì una redistribuzione del clero cittadino. Gli accoliti romani erano soggetti al diacono della regione o, in caso di sua assenza o morte, all'arcidiacono[19]. In ogni regione erano presenti un diacono, un suddiacono e, in base al documento di cui sopra, probabilmente, 6 accoliti[2][19]. Gli antichi documenti ecclesiastici portano a ritenere che il suddiacono fosse una sorta di capo accolito o "arciaccolito"[19]. In seguito, verso la prima metà del X secolo si incontra il termine di arciaccolito in Liutprando di Cremona con il significato di una "dignità" nella Chiesa metropolitana di Capua[19][20]. Si possono quindi vedere i ministeri del suddiacono e dell'accolito come uno sviluppo di quello del diacono. Inoltre, queste tre categorie di chierici differiscono dagli altri ordini minori per il fatto che sono tutte legate al servizio presso l'altare, mentre le altre (ostiari, lettori, esorcisti) non lo sono[19].

Le epistole di san Cipriano dimostrano ampiamente che oltre che a Roma, anche a Cartagine, alla metà del III secolo, erano presenti degli accoliti[2][19][21]. Da questi dati non si può concludere che in quell'epoca tutte le Chiese occidentali, particolarmente quelle più piccole, abbiano avuto accoliti[22]. A partire dal secolo IV gli accoliti sono frequentemente citati in documenti epigrafici e letterari[23]. Eusebio citava gli accoliti presenti al Primo concilio di Nicea (325) non come preposti al servizio presso gli altari, ma come persone facenti parte del seguito dei vescovi[19][24]. Gli Statuta Ecclesiae Antiqua, spesso considerati decreti del cosiddetto Quarto sinodo di Cartagine (398), ma in realtà risalenti alla fine del V o alla prima parte del VI secolo[19][25], dimostrano che questo ordine era conosciuto anche nella provincia ecclesiastica di Arles in Gallia, dove furono emanati questi decreti[19][26]. Dando credito ai desideri del vescovo Bennadio, predecessore di Remigio di Reims, si potrebbe concludere che a Reims, nel V secolo, non esistevano accoliti: infatti, egli enumerava tutte le categorie di chierici ad eccezione di questa[19][27]. Nell'epigrafia cristiana delle Gallie si fa menzione, per quanto è noto, di un solo accolito presente a Lione nel 517[19][28] e, in generale, nei primi cinque secoli, si trovano poche epigrafi che fanno riferimento ad accoliti[19]. Nella Collectio Canonum Hibernensis l'accolito non veniva riportato tra i sette gradi ecclesiastici, ma posto, con il salmista ed il cantore, al di fuori della gerarchia ordinaria[19][29].

Nel sesto canone dei summenzionati Statuta, i doveri degli accoliti vengono specificati conformemente a quanto scritto da Giovanni il Diacono nella sua lettera a Senarius[19][30].

Informazioni specifiche relative al ruolo e ai doveri degli accoliti nella Chiesa di Roma tra il V e il IX secolo possono essere tratte da una serie di antiche disposizioni note come Ordines Romani[19][31]. Secondo l'Ordo Romanus Primus[32], a Roma (forse anche a Cartagine, e in altre grandi città occidentali) esistevano tre classi di accoliti che svolgevano le loro funzioni in base al luogo dove si trovavano: gli accoliti palatini, che costituivano un collegio a servizio del papa (o del vescovo) nel suo palazzo e nella Basilica Lateranense; gli accoliti regionarii, che assistevano i diaconi nelle loro funzioni nelle diverse parti della città; gli accoliti stationarii, che servivano in chiesa; questi ultimi non erano un ordine distinto, ma facevano parte degli accoliti regionarii. Gli accoliti regionali venivano anche definiti titulares della chiesa alla quale erano collegati. Gli accoliti del palazzo erano particolarmente destinati al servizio del papa: essi facevano parte del corteo papale nelle funzioni ecclesiastiche e vi portavano i sacri oli, il Vangelo, i lintei e i sacchetti per le oblate e anche particole della Santissima Eucaristia[33]; erano utilizzati anche come legati, messaggeri della corte papale, nella distribuzione di elemosine, trasporto di documenti pontifici e comunicazioni e in altri compiti di questo genere. Tuttavia, gli accoliti condividevano questi uffici anche con i lettori, i suddiaconi e gli arciaccoliti. A Roma non trasportavano solo i pani benedetti o eulogie che i prelati si scambiavano fra loro in segno di comunione[33] nelle occasioni prescritte, ma anche il fermentum, una particola dell'Eucaristia, dalla messa del papa a quella dei sacerdoti che celebravano nelle varie chiese dell'Urbe (tituli). Tale pratica è evidenziata nella lettera di papa Innocenzo I (401-417) a Decenzio, vescovo di Gubbio[33][34]. Essi, inoltre, portavano le sacre specie agli assenti, soprattutto ai confessori della fede detenuti in carcere (si veda san Tarcisio)[35]. Anche altrove gli accoliti dovevano accompagnare il vescovo ed essere sempre a sua disposizione per compiere ambasciate ed eseguire ordini[36].

Secondo l'antica disciplina della Chiesa romana l'ordine dell'accolitato veniva conferito non appena il candidato usciva dall'adolescenza, a circa 20 anni di età, secondo l'interpretazione del decreto indirizzato da papa Siricio (385) ad Imerio di Tarragona[37]. Prima che un accolito potesse diventare suddiacono dovevano passare 5 anni. papa Zosimo (418) ridusse questo periodo a 4 anni. Il Concilio di Trento (1545-1563) lasciava al giudizio dei vescovi il periodo che doveva trascorrere tra il conferimento dei due ordini. Nella Roma ecclesiastica antica non esisteva alcuna solenne ordinazione degli accoliti. Al momento della comunione di qualsiasi messa ordinaria, anche quando non era stazionale, il candidato si avvicinava al papa o, in sua assenza, ad uno dei vescovi della Corte pontificia e veniva rivestito della stola e della casula. Portando sulle sue braccia un sacchetto di lino (porrigitur in ulnas ejus sacculus super planetam), simbolo della più alta funzione di questi chierici, cioè trasportare l'ostia consacrata, il candidato si prostrava, mentre il pontefice pronunciava su di lui una semplice benedizione[19][38][39].

Nel secolo Vi gli accoliti acquistarono a Roma un'importanza maggiore: essi servivano direttamente il diacono o anche i sacerdoti all'altare, e portavano i vasi sacri da portare per l'amministrazione dei sacramenti[40].

Dagli Ordines Romani[41] si apprende anche che, quando il papa doveva pontificare in un certo quartiere, tutti gli accoliti di quella regione si recavano al Palazzo del Laterano per riceverlo ed accompagnarlo. Nel VI o VII secolo, forse un poco prima, il capo accolito della chiesa stazionale precedeva a piedi il cavallo su cui montava il papa portando il sacro crisma coperto con un velo e guidando la processione. Gli altri accoliti lo seguivano, portando il libro dei Vangeli, la borsa del corporale, e gli altri oggetti utilizzati per la messa. Essi accompagnavano il papa fino al secretarium o sagrestia. Uno di loro solennemente poneva il libro dei Vangeli sull'altare, poi precedevano il pontefice al suo ingresso nel santuario portando 7 candele accese. Con le candele accese, due accoliti accompagnavano il diacono all'ambone per il canto del Vangelo. Dopo il Vangelo, un altro accolito riceveva il libro che, posto in un contenitore e sigillato, veniva poi riportato in Laterano dal capo accolito. Un accolito portava al diacono, all'altare, il calice; gli accoliti ricevevano e curavano le offerte raccolte dal papa; un accolito teneva la patena coperta con un velo dall'inizio a metà del canone. Al momento giusto, gli accoliti portavano, in sacchetti di lino, il pane consacrato dall'altare ai vescovi ed ai sacerdoti presenti nel santuario affinché potessero spezzare le sacre specie[42]. Da questo e da altri incarichi, si può dedurre che gli accoliti erano in larga misura responsabili del buono svolgimento delle cerimonie pontificie e stazionali. Questo era particolarmente vero dopo la fondazione della schola cantorum di Roma, della quale esistono prove evidenti dal VII secolo in poi[19]. Negli Ordines Romani dei secoli VIII e IX gli accoliti continuano ad essere menzionati frequentemente[43]. Essendo quindi l'unico tra gli ordini minori impegnato in attività di ministero, in Roma l'accolitato acquisì un'importanza molto maggiore di quella che aveva goduto. I cardinali presbiteri, nelle loro chiese titolari, non avevano altri assistenti. Dall'epoca di Carlo Magno (800-814) gli accoliti sostituivano pure gli esorcisti per gli esorcismi da fare sui catecumeni prima del battesimo durante la Quaresima[44], così come il suddiacono aveva assorbito le funzioni del lettore. Papa Alessandro VII (1655-1667) abolì il collegio degli accoliti sopra descritto e mise al loro posto (26 ottobre 1655) i dodici prelati votanti della Segnatura di Giustizia. Come prova della loro origine questi prelati ancora conservavano, durante le funzioni pontificie, molti degli uffici e delle funzioni sopra descritte[19][45].

Fuori Roma, in Francia, Irlanda, Germania, gli accoliti appaiono meno[46].

Il summenzionato Statuta Ecclesiae Antiqua, descrive il rituale utilizzato dalle più importanti chiese di Gallia verso l'anno 500: il candidato veniva prima istruito dal vescovo sui doveri del suo ufficio, poi l'arcidiacono gli metteva in mano un candeliere con una candela spenta a simboleggiare che le luci della chiesa gli sarebbero state affidate; inoltre, gli veniva consegnata un'ampolla vuota, simbolo del suo ufficio di presentare il vino e acqua all'altare. Seguiva una breve benedizione[19][47][48].

Le funzioni dell'accolito si sono successivamente ristrette al campo liturgico. Fino alla riforma del 1972 hanno continuato a essere: l'accensione delle candele dell'altare, portarle in processione e durante il canto solenne del Vangelo, porgere il vino e l'acqua per il sacrificio della Messa; inoltre, l'accolito doveva assistere i sacri ministri durante la Messa e le altre celebrazioni liturgiche. L'ordinazione avveniva secondo il vecchio rito gallicano sopra citato[49]. I compiti dell'accolito nella liturgia cattolica erano minuziosamente descritti nei manuali di liturgia[50].

Nel 1972 papa Paolo VI con la lettera apostolica Ministeria quaedam, n. IV, fece cessare il conferimento di due degli ordini minori (ostiariato ed esorcistato) e dell'ordine maggiore del suddiaconato, e decretò che i due che restano (quelli del lettorato e dell'accolitato) dovranno essere chiamati ministeri laicali, lasciando la facoltà alle Conferenze episcopali di chiamare l'accolito con il nome di suddiacono.[51]

Con la lettera apostolica Spiritus Domini del 10 gennaio 2021, papa Francesco ha esteso, per la prima volta, il ministero dell'accolitato anche alle donne[52].

Oggi l'accolito è un laico a tutti gli effetti (non un chierico) di sesso maschile o femminile che nella Messa aiuta il vescovo, il presbitero o il diacono nella preparazione dell'altare e dei vasi sacri. Può essere anche ministro straordinario della Comunione: ciò significa che chi presiede la celebrazione lo può chiamare a distribuirla o a portarla ai malati[51].

Il ministero istituito dell'accolito continua a essere anche una tappa nel percorso istituzionale verso il diaconato e il presbiterato, ma può essere conferito anche agli uomini che non intendono ricevere il sacramento dell'ordine[51] e alle donne, cui non è consentito accedervi[52].

L'attuale rito dell'istituzione è pubblicato nel Pontificale Romano[53].

In base ad alcuni specifici servizi si usano termini particolari anche per distinguere gli accoliti tra di loro, dal momento che spesso svolgono (o svolgevano, nella liturgia antecedente alla riforma del Concilio Vaticano II) il loro ministero in più di uno. Tali termini si usano anche per gli accoliti ministranti non istituiti:

Per gli altri uffici come il trasporto e il servizio delle ampolline, dei libri liturgici e l'aiuto al sacerdote si adopera il termine generico di accolito.

Qui di seguito sono indicati i compiti dell'accolito istituito che in generale sono comuni a tutti i riti latini[54][55].

Istituzione di un nuovo accolito nella basilica di San Ludovico Re a Katowice

Compiti relativi alla celebrazione della Messa e che possono essere svolti anche da un accolito o più accoliti, anche non istituiti, tranne l'infusione del vino nel calice all'offertorio e la purificazione dei vasi sacri dopo la Comunione:

Compiti relativi alla celebrazione della Messa e alla Comunione fuori della Messa che l'accolito istituito può svolgere quale ministro straordinario della Comunione:

Compiti previsti per l'accolito istituito nel rito della comunione fuori della Messa[63]:

Durante il culto eucaristico, solo l'accolito istituito[63]:

Tra i compiti dell'accolito istituito (ma che in sua mancanza possono essere affidati al lettore istituito ed eventualmente a laici idonei) rientrano anche:

Compiti dell'accolito istituito nella Liturgia delle ore:

Compiti relativi alle processioni che possono essere svolti anche da più accolti anche non istituiti:

In celebrazioni che seguono gli usi precedenti al Concilio Vaticano II, non è permesso all'accolito astergere il calice e infondere l'acqua all'offertorio, né può scoprire e ricoprire il calice quando contiene le sacre specie, né può astergere il calice dopo la comunione, azioni queste riservate al diacono ministrante. Si può però tollerare l'uso secondo cui un accolito che abbia ricevuto il ministero dell'accolitato poteva agrie come suddiacono, senza indossare il manipolo.[65].

Nel rito romano rivisto dopo il Concilio Vaticano II l'accolito, nell'adempimento dei suoi compiti indossa se seminarista la cotta sopra la veste talare o il camice con l'amitto e il cingolo sopra la veste talare o anche senza la veste talare e senza l'amitto se esso copre interamente il corpo e senza il cingolo se è adatto al corpo; se religioso indossa parimenti la cotta o il camice come detto, ma indossa l'abito religioso del proprio istituto in luogo della vesta talare; se laico indossa il camice come detto o altra veste liturgica approvata secondo gli usi locali. Quando funge da caudatario, indossa sopra l'abito liturgico la vimpa per non toccare con le mani la mitra e il pastorale.

Nella liturgia tridentina l'accolito indossa la cotta sopra la veste talare o sopra l'abito religioso; se funge da suddiacono indossa sopra la veste talare o l'abito religioso l'amitto, il camice, il cingolo, la tunicella, ma non il manipolo[65].

Poiché il servizio liturgico richiede normalmente più ministri, gli accoliti a servizio di una stessa chiesa o zona si sono spesso riuniti in collegi. Se ne trovano alcune testimonianze.

Le funzioni degli accoliti nelle Chiese cattoliche orientali sono in generale identiche a quelle delle corrispondenti Chiese ortodosse.

Nelle Chiese ortodosse non esiste l'accolitato. Le funzioni di servizio all'altare e quelle di servizio al sacerdote e al diacono durante la liturgia vengono svolte dai suddiaconi, dai lettori ordinati e da quelli non tonsurati, nonché dai ministranti, che in questo caso vengono chiamati informalmente "accoliti".

Il ministero tradizionalmente è riservato a persone di sesso maschile, tranne che nei monasteri femminili, dove però sono ammesse solo le suore tonsurate e si tengono a una certa distanza dall'altare. Normalmente, solo le suore più anziane possono servire all'altare; ma alla hegumenia (= badessa) è permesso entrare anche se è più giovane. Alcune Chiese ortodosse hanno iniziato ad ammettere le donne per il servizio all'altare.

L'età minima varia a seconda delle circostanze locali, ma i ragazzi devono essere abbastanza maturi per svolgere i loro compiti. Sebbene sia comune in Nordamerica per i ragazzi svolgere l'ufficio di ministranti, in alcuni luoghi questa pratica è praticamente sconosciuta e i loro compiti sono sempre svolti da uomini adulti. In altri luoghi, i ragazzi non sono autorizzati a servire all'altare quando raggiungono l'adolescenza perché il giovane non è più abbastanza innocente per questo servizio.

Gli accoliti, indipendentemente dall'età, sono soggetti a tutte le normali restrizioni per coloro che non siano chierici: non possono toccare l'altare o qualsiasi cosa su di essa in nessuna circostanza, né la protesi senza una benedizione; non devono mai toccare i vasi sacri, il calice e il diskos (= patena), non possono stare direttamente di fronte alla all'altare o passare tra la parte anteriore di essa e l'iconostasi, ma devono passare dietro l'altare tra esso e il luogo della cattedra, se devono spostarsi sul lato opposto; se un accolito sta sanguinando o ha una piaga aperta, non può entrare nell'area dell'altare.

In particolare, gli accoliti ministranti svolgono i seguenti uffici:

Gli accoliti tradizionalmente indossano solo lo sticharion. In Nordamerica, nei luoghi dove gli accoliti sono normalmente ragazzi, gli uomini adulti non vestono lo sticharion se chiamati a servire all'altare. È usanza in alcune Chiese, come quella greco-ortodossa o quella cattolica melchita, consentire anche agli accoliti tonsurati di vestire l'orarion, indossato incrociato sul dorso come quello di un suddiacono ma con le estremità parallele davanti. Nella Chiesa ortodossa russa l'orarion non è solitamente indossato dagli accoliti con l'eccezione dei laici benedetti per svolgere alcune delle funzioni dei suddiaconi, i quali possono a volte essere benedetti per indossare l'orarion.

Prima della vestizione, l'accolito deve piegare il suo sticharion e portarlo al sacerdote perché lo benedica. Il sacerdote benedice e posa la mano sullo sticharion piegato. L'accolito bacia la mano del sacerdote e la croce sul paramento, quindi si ritira per vestirsi. Se un accolito non è stato tonsurato, deve togliere lo sticharion prima di poter ricevere la Santa Comunione, perché i comunicandi ricevono l'Eucaristia secondo il loro ordine all'interno della Chiesa (quindi il clero con la tonsura veste i paramenti mentre i laici se li tolgono). Prima di togliere i paramenti alla fine del servizio, l'accolito deve ricevere la benedizione del sacerdote.

L'ordine dell'accolitato non è stato introdotto nella Chiesa anglicana durante la Riforma[72], quindi non esiste una definizione del ruolo dell'accolito nel Book of Common Prayer del 1662. L'impiego di accoliti nella liturgia varia da luogo a luogo: in alcune chiese sono chiamati accoliti i ministranti o chierichetti, mentre in altri possono esserci accolti formalmente istituiti. Variano pure le disposizioni per l'accesso riguardo all'età e al sesso. In alcune chiese gli accoliti vengono distinti in vari gradi secondo le loro capacità di servire: accoliti tirocinanti, accoliti junior, accoliti anziani e accoliti al merito. Gli accoliti inoltre sono distinti in base ai ruoli che svolgono, come ad esempio maestro di cerimonie, crocifero e turiferario[73].

Sono compiti degli accoliti:

Nella Chiesa anglo-cattolica gli accoliti indossano comunemente veste talare e cotta, mentre nelle altre Chiese della Comunione anglicana indossano comunemente una tunica con cintura o cingolo. La cintura o il cingolo consistono solitamente in una corda attorcigliata con nodi alle estremità e fissati intorno alla vita; possono essere bianchi o del colore liturgico del giorno. Un cingolo può anche essere costituito di una fascia di stoffa indossata in vita. Indossare croci o altre spille o simboli speciali è una caratteristica della singola chiesa[74]. In alcune parrocchie le funzioni di accoliti sono svolte senza paramenti e senza una formazione formale specifica da parte di persone disponibili.

Nelle Chiese luterane e metodiste, gli accoliti partecipano al servizio di culto con questi compiti:

L'accensione delle candele dell'altare nel servizio di culto è un simbolo della venuta di Gesù nella comunità orante. Prima di accendere le candele l'accolito può inchinarsi all'altare per rispetto. Prima dello spegnimento degli ultimi ceri dell'altare, gli accoliti riaccendono la loro candela e poi procedono verso il nartece. Questo simboleggia che Gesù Cristo è presente ovunque per tutte le persone; simboleggia anche la luce di Gesù Cristo che esce nel mondo dove i credenti sono chiamati a servire.

Gli accoliti di queste Chiese indossano camici, a volte con un cingolo. Per gli accoliti metodisti è comune indossare la veste talare e la cotta tradizionali.

  1. Moretti & Frascati, op. cit.. URL consultato il 27 gennaio 2021.. Il Moroni, op. cit., p. 59, dice che il nome di "accoliti" fu dato dagli antichi Greci a coloro si dimostrarono fermamente invariabili nelle loro risoluzioni.
  2. 1 2 3 4 5 6 Cfr. Filippo Oppenheim, op. cit., p. 198.
  3. Cfr. Anonimo, voce "tonsura", op. cit...
  4. Cfr. Boudinton, op. cit..
  5. Vedi Paolo VI, op. cit.., n. II.
  6. Vedi Paolo VI, op. cit.., n. I.
  7. Vedi Paolo VI, op. cit.., n. VI.
  8. Vedi Paolo VI. op. cit.., n. X.
  9. Vedi Paolo VI, op. cit.., n. III.
  10. Vedi per esempio per la Diocesi di Brindisi-Ostuni: Caliandro, op. cit. (PDF) (archiviato dall'url originale il 29 gennaio 2021).
  11. Vedi per esempio le disposizioni del Vicariato di Roma, op. cit...
  12. Vedi Paolo VI, op. cit.., n. IX.
  13. Vedi Francesco, op. cit..
  14. Consiglio Permanente: il Comunicato finale., 26 gennaio 2022.
  15. Cfr. Duchesne, Liber..., op. cit., vol. I (PDF)., pp. 137 [426 del PDF], citato da Oppenheim, op. cit., p. 198 («Hic fecit sequentes cleros») e 161 [450 del PDF].
  16. Cfr. Eusebio di Cesarea, Historia..., op. cit. (PDF)., libro VI, XlIII, pp. 215-216 del PDF.
  17. Papa Gaio utilizza ancora il termine sequens per indicare gli accoliti nell'elenco degli ordini ecclesiastici (ostiarius, lector, exorcista, sequens, subdiaconus, diaconus, presbiter, episcopus); cfr. Duchesne, Liber..., op. cit., vol. I, p. 161 (450 del PDF).
  18. Cfr. Mansi, op. cit.., col. 620.
  19. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 Cfr. Meehan, op. cit.
  20. Cfr. Liutrprando di Cremona, op. cit., VI, 6.
  21. Cfr. Cipriano, op. cit., Lettere 7, 28, 34, 52, 59, 78, 79. Successivamente a Cartagine gli accoliti furono chiamati ceroferarii: «a deportandis cereis, quando legendum Evangelium est, aut sacrificium offerendum; tunc enim accenduntur luminaria ab eis, et deportantur» (Isidoro di Siviglia, De ecclesiasticis officiis, 2, 24; PL 83, 793; Etymol. VII, 12, 29).
  22. Cfr. Duchesne, Origines..., op. cit, p. 332.
  23. Cfr. Oppenheim, op. cit., p. 198 che cita: DACL, i, col. 350ss; Liber Pontif., I, p. 223, note 6 e 7; De Rossi, Bull. ser. I, I (1863), p. 25; E.F. Le Blant, Inscrip. chrét. de la Gaule, I, Parigi, 1856, p. 77, n. 56).
  24. Cfr. Eusebio di Cesarea, De Vita Constantini., III, 8.
  25. Cfr. Duchesne, Origines..., op. cit., p. 125-126.
  26. Cfr. Duchesne, Origines..., op. cit, p. 350.
  27. Cfr. Flodoard, op. cit.., cap. IX, p. 54.
  28. Cfr. La Blant, op. cit., epigrafe 36, pp. 77-78.
  29. Cfr. Collectio Canonum Hibernensis, op. cit.., pp. 26-27. I sette gradi degli ecclesiastici sono citati in quest'ordine: ostiario, esorcista, lettore, suddiacono, diacono, sacerdote, vescovo.
  30. «La lettera del diacono Giovanni a Senario sottolinea che gli accoliti, diversamente dagli esorcisti, hanno la facoltà di portare i sacramenta e di servire i sacerdoti» (Pellegrini, op. cit., p. 530). Vedi il testo nella lettera di Joannes Diaconus, Epistola.., op. cit., in Migne, op. cit., vol. LIX, col. 405: «Acolythi autem exorcistis hoc ordine differunt, quod exorcistis portandi sacramenta, eaque sacerdotibus ministrandi negata potestas est».
  31. Cfr. Duchesne, Origines...op. cit., pp. 153-179.
  32. Cfr. Mabillon & Germain, op. cit.., pp. XVIII-XIX e PL 78, 937ss.
  33. 1 2 3 Cfr. Oppenehim, op. cit., p. 199.
  34. Vedi Migne, op. cit., Innocentius I papa, l. cit.
  35. San Giustino, martirizzato intorno al 165 o 166, riportava che questo ufficio veniva assegnato ai diaconi, significando che ai suoi tempi non esistevano accoliti (vedi Giustino, op. cit.., § 67, pp. 27-28 del testo in Internet, cfr. Meehan, op. cit.).
  36. In san Cipriano gli accoliti figurano come portatori di lettere; Eusebio di Cesarea li ricorda come accompagnatori al Concilio di Nicea, come già ricordato sopra; ancora in san Gregorio Magno (590-604) sono ricordati come esecutori di ordini disciplinari (cfr. Oppenheim, op. cit., pp. 198-199).
  37. Cfr. Migne, op. cit.., Siricius, Epistola..., op. cit., in. cap. IX, coll. 1142-1143.
  38. Cfr. Mabillon & Germain, op. cit., p. 85.
  39. Cfr. Ordo Romanus I, 19: PL 78, 946, cit. da Oppenheim, op. cit., p. 199.
  40. Cfr. Giovanni Diacono, Epist. ad Senarium: PL 59, 405, cit. da Oppenehim, op. cit., p. 198:
  41. Cfr. Mabillon & Germain, op. cit., passim.
  42. Cfr. Duchesne, Origines..., op. cit., p. 177.
  43. Cfr. PL 78, cit. da Oppenehim, op. cit., p. 198.
  44. Vedi Ordo Romanus VII, 2: PL 78, 995, cit. da Oppenehim, op. cit., p. 199.
  45. Cfr. Moroni, op. cit..
  46. Cfr. Missale Francorum e De septem gradibus (ed. F.W.H. Wasserschleben, Lipsia, 1885, pp. 23-26), cit. da Oppenehim, op. cit., p. 198.
  47. Duchesne, Origines..., op. cit., p. 352-353.
  48. Cfr. Statuta Ecclesiae Antiqua: Mansi, III, 949. cit. da Oppenehim, op. cit., 199.
  49. Vedi Pontificale Romanum: Ordinatio Acolythorum, cit. da Oppenehim, op. cit., 199.
  50. Vedi ad esempio: Matinucci, op. cit., cap. VI, p. 625; De Herdt, op. cit., II, 28-39.
  51. 1 2 3 Vedi Paolo VI, op. cit..
  52. 1 2 Cfr. Francesco, op. cit. op. cit..
  53. Vedi Conferenza Episcopale Italiana, Pontificale..., op. cit.
  54. Vedi Principi..., op. cit (PDF)., nn. 142-147, e Conferenza Episcopale Italiana, Ordinamento..., op. cit., nn. 187-193.. In questo secondo testo più recente sono state fatte soltanto alcune precisazioni cerimoniali.
  55. Cfr. Mauro, op. cit.. URL consultato il 24 gennaio 2021 (archiviato dall'url originale il 30 gennaio 2021)., URL consultato il 23 gennaio 2021.
  56. Cfr. Principi..., op. cit. (PDF)., nn. 143, e Conferenza Episcopale Italiana, Ordinamento..., op. cit.., nn. 188.
  57. Cfr. Principi..., op. cit (PDF)., nn. 144, e Conferenza Episcopale Italiana, Ordinamento..., op. cit.., nn. 189.
  58. 1 2 3 Cfr. Principi..., op. cit (PDF)., nn. 145, e Conferenza Episcopale Italiana, Ordinamento..., op. cit.., nn. 190.
  59. Cfr.Conferenza Episcopale Italiana, Ordinamento..., op. cit.., nn. 193.
  60. 1 2 Cfr. Principi..., op. cit, nn. 146, e Conferenza Episcopale Italiana, Ordinamento..., op. cit.., nn. 191.
  61. Cfr. Principi..., op. cit, nn. 147, e Conferenza Episcopale Italiana, Ordinamento..., op. cit.., nn. 192.
  62. Vedi Conferenza Episcopale Italiana (a cura di), Sacramento...., op. cit., nn. 207-241. e l'Appendice 2.
  63. 1 2 Conferenza Episcopale Italiana, Rito..., op. cit.
  64. Le norme non citano esplicitamente l'accolito, ma genericamente il "ministro" e poiché esse parlano degli altri ministri (vescovo, sacerdoti, diacono e lettore) per esclusione si applicano all'accolito istituito. Vedi Conferenza Episcopale Italiana, Principi e norme per la Liturgia..., op. cit.. su Maràn athà, Praenotanda libri liturgici., nn. 190 (introdurre le preci di Lodi e Vespri, se non lo fanno il sacerdote o il diacono), 193 (formulare le intenzioni delle medesime preci), 253 (criterio generale per cui ciascuno si limiti a compiere ciò che è di sua competenza), e 254 (partecipare alle celebrazioni con il popolo), 257 (in generale recitare le preci, se non le recita il sacerdote o il diacono), 258 (in mancanza del sacerdote o del diacono, presiede l'Ufficio, ma non entra in presbiterio, non saluta, né benedice il popolo), 261 (porgere l'incenso al sacerdote che presiede e accompagnarlo nell'incensazione dell'altare ai cantici evangelici di Lodi e Vespri e poi, in mancanza del diacono, incensare il sacerdote e il popolo).
  65. 1 2 Pontificia Commissione Ecclesia Dei, pronunciamento del 7 giugno 1993, prot. n. 24/92).
  66. Cfr. Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, op. cit.., URL consultato il 27 gennaio 2021.
  67. Cfr. Anonimo, Il Capitolo..., op. cit.. URL consultato il 27 gennaio 2021.
  68. 1 2 3 Cfr. Salvestrini, op. cit., p. 65. URL consultato il 27 gennaio 2021.
  69. Cfr. Stefanini, op. cit.., cap. V.. URL consultato il 27 gennaio 2021.
  70. Cfr. Cervato Dario, op. cit. (PDF)., «Nel primo ventennio del Novecento [...] permaneva ancora il Collegio degli Accoliti, la cui scuola fu chiusa sul finire dell'anno scolastico 1924-25 (ivi, p. 134)». URL consultato il 27 gennaio 2021.
  71. Cfr. Mathewes-Green, op. cit... URL consultato il 1º settembre 2018.
  72. Armentrout & Slocum, op. cit..
  73. Cfr. Christ Church Cathedral Hartford, op. cit. (PDF)., pp. 5.13-14.
  74. Cfr. Christ Church Cathedral Hartford, op.cit. (PDF)., p. 8.
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