Copricapo (original) (raw)
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Cappelli da donna
Il copricapo è un capo di abbigliamento destinato a coprire in modo parziale o totale la testa. Serve per proteggersi dall'eventuale sole, freddo, pioggia oppure per uso estetico o per una protezione igienica, oppure ancora a scopi sociali.
È costituito solitamente da una visiera o da una tesa, o ala, o falda, e dalla cupola, o corona. La tesa copre la base della cupola, ossia la parte del cappello a forma di calotta, troncoconica oppure ovale. La visiera è la parte sporgente di alcuni tipi di cappello, solitamente quelli sportivi. La tesa può essere piana o incurvata, con o senza bordura. La cupola può essere superiormente convessa, recare 4 pizzicotti, essere incavata nella sua lunghezza o presentare una calotta (o convessità: C-crown) in cima alla corona; può presentare altresì due pizzicottature laterali. Alla base esterna della cupola può essere presente una fascia o nastro, o cinturino o puggaree di seta pesante, gros-grain o pelle, con un nodo o fiocco alla sinistra; alla base interna della cupola può essere cucito un nastro di cuoio, lana o stoffa; nei cappelli invernali l'interno della cupola è solitamente foderato con stoffa.
Molti sono i materiali adatti a costituire un copricapo, quello universalmente utilizzato è il feltro.
Berretto conico a rete per i capelli. Egitto bizantino, tra il 400 e il 642. Museo Egizio di Torino.
Nell'antico Egitto il faraone ricopriva la parrucca con un berretto rosso o una tiara bianca; invece in Mesopotamia erano diffusi turbanti o berretti di pelliccia, così come nell'antica Palestina i sacerdoti ebrei indossavano un cappello conico bianco. Se nell'età minoica le donne cretesi idearono forme varie e bizzarre, nell'antica Grecia e nell'antica Roma invece l'uso del cappello perse ogni importanza.[1]
Durante il Medioevo le donne impreziosivano i cappelli con nastrini colorati intrecciati o con fiori, invece per gli uomini era previsto un grande cappuccio che ricadeva sulle spalle, sostituito dal Trecento da un berretto caratterizzato da un codino che poteva cadere a destra o a sinistra a seconda della posizione politica e sociale. Proprio il Trecento diede le origini al cappello moderno ed il Rinascimento elevò questa usanza grazie alla sontuosità dei materiali e delle forme usati. Mentre per gli uomini era d'obbligo, nel Quattrocento l'uso femminile del cappello era assai raro: le donne preferivano mostrare elaborate acconciature, completate da retine, veli o cuffie, mentre ai cappelli era riservata una funzione protettiva dal sole o dalle intemperie; una delle poche donne ad usare cappelli non per la loro funzionalità ma per puro scopo estetico fu, in quel periodo, la duchessa di Milano Beatrice d'Este, non a caso anticipatrice della moda del Cinquecento.[2]
Con l'introduzione delle parrucche il cappello assunse dimensioni sempre più mastodontiche e per gran parte del Settecento si impose il tricorno con le caratteristiche tre punte sostituito, a partire dagli anni '70, dal bicorno. Dopo il breve periodo rivoluzionario che pretese un ritorno alla semplicità, nell'Ottocento per gli uomini si diffuse una moda sobria, mentre per le donne invece dilagò la bizzarria e la stravaganza.
Nel Novecento nacquero le bombette, le pagliette e il floscio che ebbero una grande popolarità per tutto il secolo.
Celebri sono i cappelli indossati dalla regina Elisabetta II che, sembra, dal giorno della sua incoronazione, come ricorda il settimanale francese 'Point de vue', ne abbia indossati oltre cinquemila. Tutti diversi l'uno dall'altro.[3]

Parrucca femminile di Merit, da tomba TT8. Nuovo Regno dell'Egitto, tra il 1425 e il 1353 a.C. Museo Egizio di Torino
Una macchina per la produzione di cappelli in feltro - Hat Works museum, Stockport (Inghilterra).
Nella seconda metà del XIX secolo l'industria della lavorazione del feltro di lana e della conseguente produzione di cappelli aveva trovato un'importante fioritura a Monza. I numerosi cappellifici monzesi avevano raggiunto grande notorietà, giungendo ad esportare manufatti in tutto il mondo.
Un prodotto che copriva una fascia più alta di qualità era quello basato sul feltro di pelo di coniglio. Non va dimenticata la Borsalino, azienda di Alessandria produttrice di cappelli esportati in tutto il mondo.
Oggi il più importante distretto del cappello italiano ed europeo si trova nelle Marche, nelle province di Fermo e Macerata, fra i piccoli comuni di Montappone e Massa Fermana, Monte Vidon Corrado, Falerone, Mogliano, Loro Piceno, Sant'Angelo in Pontano. Qui viene prodotto il 70% circa di tutti i berretti nazionali, grazie a un centinaio di aziende, compreso l'indotto, che producono berretti per grandi firme internazionali o hanno sviluppato loro linee personali.
Ricerche di mercato stimano che per il 2023 il giro di affari globale abbia superato i 26 miliardi di dollari con previsioni per il 2028 di raggiungere i 36 miliardi di dollari.[4] Il mercato con il più alto tasso di crescita previsto è quello Nord Americano.[4]
| Categoria | Dettagli/Paesi Principali | Note[5] |
|---|---|---|
| Produzione mondiale | ~15 miliardi di unità prodotto nel 2024 | Crescita continua con trend positivo dal 2013 al 2024[5]. |
| Maggiore produttore | Cina – ~13 miliardi di unità (≈84 %) | Dominanza nella produzione globale. |
| Secondo produttore mondiale | India – ~248 milioni di unità | Con quota minore ma significativa rispetto a Cina. |
| Altri produttori importanti (emergenti) | Vietnam, Turchia | Il Vietnam è cresciuto negli anni 2020 come fornitore globale[6]. |
| Principali esportatori | Cina – ~92 % delle esportazioni mondiali | La Cina domina anche l’export, soprattutto in tessile e feltro. |
| Principali importatori | Stati Uniti (~2.3–2.4 mld di unità) | Gli USA sono il maggior mercato di importazione globale. |
| Altri importanti importatori | Germania, Francia, Regno Unito, Giappone | Paesi europei e Giappone seguono gli USA nelle importazioni. |
| Consumo principale per volume | Stati Uniti > Cina > India | Gli USA consumano il maggior numero di copricapi. |
Cappelli messicani
C-crown (con calotta per la testa in cima alla corona)
Pork pie hat (corona ovale e stretta falda curva)
Berretto invernale o berretto di maglia (beanie in inglese)
Kepi o Chepì
Máscara (di provenienza e fattura simile al chullo, ma atto a coprire tutto il volto, con due fori per gli occhi, uno per il naso e uno per la bocca)
Toque o berretto di lana
Toque blanche (berretto da cuoco)
Sud-ovest (o nord-ovest)
Trilby (simile a un borsalino/fedora, ma ha di solito un bordo più corto e il retro del bordo è più alzato)
- ↑ Universo, De Agostini, Novara, Vol. III, pag.64-65
- ↑ Storia del costume in Italia, Volume 2, Rosita Levi Pisetzky, 1964, p. 299.
- ↑ Adnkronos, su www1.adnkronos.com. URL consultato il 25 aprile 2018.
- 1 2 Dimensione del mercato dei copricapi: rapporto del settore su quota, tendenze di crescita e analisi delle previsioni (2024-2029), su mordorintelligence.it. URL consultato il 22 settembre 2024.
- 1 2 (EN) Global Hats and Headgear Market: Projected to Reach 9.2B Units and $9.8B by 2035 - News and Statistics - IndexBox, su www.indexbox.io. URL consultato il 2 gennaio 2026.
- ↑ (EN) Hat Industry Statistics, su Rawshot.ai, 20 dicembre 2025. URL consultato il 2 gennaio 2026.
L. Ramenzoni Manuale del cappellaio - Ulrico Hoepli, Milano, 1906
G. Folledore Il cappello da uomo - Zanfi Editori, Modena, 1988
A. Campione Il cappello da uomo-Men's hats - BEMA Editrice, Milano, 1988
A. Colonetti, G. Sassi, M.M. Sigiani Cosa ti sei messo in testa. Storia e geografia del cappello - Mazzotta, Milano, 1991
Ada Gigli Marchetti, Il cappello e la sua storia, in Il Calendario del Popolo, vol. 47, n. 548, Milano, Nicola Teti Editore, Novembre 1991.
F. Mondolfo Tanto di cappello - Alberti Editore, Verbania, 1997
N. Pafundi Cappelli e bastoni - PAFPO editore, Milano, 1998
R. Bargellesi, L. Giannetta ll cappello tra storia e futuro - Edizioni Polistampa, Firenze, 2004
G. Berengan, Favolosi Cappelli - Maurizio Tosi Editore 2007 - il libro è disponibile gratuitamente online in questo sito Archiviato il 13 settembre 2010 in Internet Archive.
(EN) hat, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.

| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 16579 · LCCN (EN) sh85059282 · GND (DE) 4160830-6 · BNF (FR) cb11935470z (data) · J9U (EN, HE) 987007550730305171 · NDL (EN, JA) 00560885 |
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